ago
22
2007

Il 16 agosto è iniziata la caccia al capriolo in provincia di Pesaro e Urbino

Milleottocento caprioli saranno abbattuti nei prossimi mesi in provincia di Pesaro e Urbino. All’alba e al tramonto, il più lontano possibile da occhi indiscreti, le carabine di centinaia di cacciatori ripeteranno anche quest’anno l’avvilente strage. Avvilente perché l’Amministrazione Provinciale rimane sorda ad ogni richiesta di rivedere i piani di abbattimento e ravvedersi sui modi, i tempi e le persone con cui vengono programmate così grandi mattanze di innocui animali. Tremila firme giacciono da 6 anni nel cassetto del presidente Ucchielli ma oltre a non aver ascoltato il richiamo all’etica, la Provincia ha ignorato tutti gli appelli a trasformare questo drastico intervento sulla fauna quanto meno in una pianificazione scientifica, quindi il più possibile corretta, quindi seria. Perché serio non é continuare a dare i numeri quando si parla di popolazione di caprioli in provincia, perché 18 mila questi piccoli cervidi non possono effettivamente essere. Invece all’Ufficio Caccia anno per anno preferiscono basarsi su un assunto del tutto empirico: una stima iniziale frutto di un pseudo-censimento eseguito diversi anni fa e poi giù a sommare l’incremento annuo della specie. Peccato che quel censimento é inattendibile perché venne
fatto dagli stessi cacciatori; peccato che l’incremento annuo subisce flessioni naturali d’ogni sorta ma nessuna viene presa in considerazione, dall’inverno rigido all’estate siccitosa, dalle parassitosi alla mortalità giovanile, dal bracconaggio alle predazioni dei grandi carnivori. Quest’annoc’è anche la discrimine degli incendi, della lunga siccità, e ci sono i problemi mai risolti del pesante bracconaggio, delle centinaia di piccoli tranciati negli sfalci di giugno, degli incidenti stradali che hanno anche causato vittime umane. In provincia di Pesaro e Urbino però non si sta a fare tanti calcoli e si spara: già dal 16 agosto qualche coraggioso guerriero in mimetica imbraccerà un fucile e seminerà panico e morte magari
vicino ad un agriturismo pieno di turisti, probabilmente nella stessa valle dove qualche escursionista cerca il verde e la tranquillità. Oltre il venti per cento dei caprioli che saranno uccisi non hanno più di 4 mesi di vita…ed é per questo che servono uomini veri dietro il mirino… La caccia di selezione al capriolo é un business: chi vuole sparare al più elegante cervide europeo (e mangiarselo) deve pagare e fare un corso dove in pratica
gli viene raccontato che é per il bene dei caprioli, perché son troppi e non avrebbero da mangiare… Ecco che si capisce meglio tutto: si scopre che nel sito istituzionale della Provincia la caccia al capriolo non appare da nessuna parte…, si scopre anche che l’idea di eseguire un vero censimento con laureati e laureandi delle scienze naturali dell’Università di Urbino non é stata presa in considerazione; che lasciare ai selecacciatori piena
libertà di agire senza controlli dall’alto e anzi farli diventare loro stessi vigilantes della propria zona non é una buona idea; che il capriolo é una icona di grande rilievo per il turismo naturalistico, che comunque il suo impatto sull’agricoltura è irrilevante, che il suo ruolo di preda nei confronti del lupo rappresenta una forma di difesa degli animali
d’allevamento, che gli incidenti stradali possono essere in buona parte evitati con uno studio delle forme di dissuasione, che la presunta abbondanza della specie, nel momento che viene considerato un problema (?) può essere contenuta e limitata con interventi di tipo eco-sistemico, operando ad esempio un restauro dei boschi cedui, habitat d’elezione del capriolo (e anche del cinghiale). Ma per l’Amministrazione Provinciale queste sono parole che non contano, diversivi che evidentemente non pagano: in Provincia di Pesaro e Urbino non si parla, si spara.

Il Presidente
www.lalupusinfabula.it       

Scritto da Andrea & Simona in: Iniziative,L'ambiente il dibattito |
ago
11
2007

Un eccidio autorizzato

Aperta in Namibia la caccia alle foche: 80.000 cuccioli e 6.000 maschi adulti saranno uccisi fra luglio e novembre di quest’anno, con la scusante che le foche costituiscono una minaccia per la pesca locale. In realtà i motivi sono ben altri, legati all’inaccettabile business delle pelli dei cuccioli e al commercio riprovevole degli organi sessuali dei maschi adulti, rivenduti in Asia perché considerati afrodisiaci.

La LAV condanna pienamente questa carneficina: invia anche tu la lettera-appello al Consolato della Namibia in Italia

 

Scritto da Andrea & Simona in: L'ambiente il dibattito |
mag
15
2007

Il Quad Show? No grazie

Un contributo dell’Associazione Lupusinfabula

Dopo 3 giorni di inferno il Lido ha ricominciato a respirare.
Il lungomare e la spiaggia di Lido e Arzilla sono stati il teatro della più puzzolente e rumorosa manifestazione che Fano ricordi. Nemmeno il campionato italiano dei Go-kart, che (per fortuna) da qualche anno non si celebra più, aveva creato un disagio così profondo tra la pololazione residente e tra i turisti. Auto parcheggiate ovunque, che occludevano anche l’ingresso alle abitazioni, quad che scorazzavano nell’isola pedonale o parcheggiati negli spazi destinati all’Handicap, traffico impazzito alla presenza di vigili che, per l’occasione, si erano messi dei bei paraocchi.
Ma a chi, e a che cosa serve questa manifestazione motoristica? Quali benefici ha portato alla città, inclusi anche quelli non prettamente economici? Quale è stato il vero afflusso di estimatori, curiosi, passanti, dato che le cifre diffuse dagli organizzatori (50.000 presenze), sono assolutamente fantascientifiche?
Una riflessione è d’obbligo soprattutto dopo aver osservato decine di auto e furgoni degli espositori in sosta (regolarmente autorizzata!) sui prati, dopo aver visto fuoristrada e s.u.v. sfrecciare sul bagnasciuga fino a Fosso Sejore (e attraversare l’area Floristica protetta di Baia del Re), dopo che i giardini, le spiagge, i percorsi pedonali sono stati invasi da stands di ogni foggia e dimensione, e infine dopo aver ascoltato decine di persone lamentarsi del caos, del rumore, del “furto” della spiaggia in giornate dal clima estivo.
Noi pensiamo che ci siano tanti buoni motivi per dire no al super quad show!
Il primo è di tipo etico e politico. In un quadro di complessi e gravi problemi ambientali in cui il traffico privato svolge un ruolo non marginale, è quantomeno inopportuno che un ente pubblico collabori alla promozione e vendita di mezzi a motore rumorosi e inquinanti, utilizzati prevalentemente per hobby, e spesso all’interno di ambienti naturali tutelati.
Secondo, aver consentito la totale occupazione dell’arenile, il transito sul suolo demaniale, e la sosta di auto sulle aree verdi è altamente diseducativo, soprattutto in una città dove il rispetto delle regole è quasi esclusivamente demandato al buon senso del cittadino.
Terzo, dal punto di vista turistico la città, ma in particolare la zona Lido, ha sicuramente subito un danno a livello di immagine, senza ottenere significativi ritorni economici, se si considera che la maggior parte dei frequentatori della manifestazione erano muniti di roulottes e campers.
Quarto i residenti del Lido sono stati espropriati dei loro diritti (sosta, transito, tranquillità, sicurezza) a tutto vantaggio dell’organizzazione dell’evento, alla quale l’amministrazione comunale ha concesso ampia libertà e autonomia.
Non è più accettabile che la promozione turistica sia lasciata alla libera iniziativa dei privati, che non si facciano delle scelte organiche e coerenti, e infine che un’amministrazione comunale consideri ugualmente rilevanti e non contraddittorie (come se non ci fossero differenze) il Super quad show con la ColleMarathon o Bimbinbici.

Fano, 06/05/2007

Il Presidente

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Responsabile: Marco Giardini
redazione Abbati&Venafro
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