ago
18
2011

Poesia nel Silenzio

Anche quest’anno la manifestazione “Poesia nel Silenzio”, ormai alla sua 15° edizione, ha riscosso un enorme successo di pubblico, occupando tutti gli spazi disponibili nell’altopiano, al punto di invadere addirittura la strada di fronte alla chiesetta di Montedoro, situata nelle Terre di Frattula, in un cornice paesaggistica ineguagliabile e suggestiva.

Aperta dal presidente dell’associazione Amici della Foce del Cesano Marco Giardini e interamente dedicata alla poesia, la serata del 10 agosto rimarrà nella mente delle centinaia di persone presenti come una delle più belle finora organizzate: la lettura dei testi, come sempre affidata a Mauro Pierfederici, accompagnato alla chitarra da Roberto Chiostergi, si è svolta sotto un cielo stellato e una luna particolarmente luminosa, il tutto reso ancora più perfetto dall’aria gradevole e dall’incredibile silenzio circostante per un clima da grandi occasioni.

A fine serata dai visi e dalle parole di organizzatori, poeti e pubblico emergevano principalmente gioia e soddisfazione, come solo raramente accade.

A tutti gli autori delle poesie è stato consegnato un attestato di partecipazione, mentre molti altri hanno approfittato dell’occasione per ritirare il libro sulla flora spontanea del nostro litorale dal titolo Profumo di Mare.

I presenti si sono poi trattenuti, fino a tarda sera, per degustare il pane e l’olio extravergine di oliva offerto dal vicino frantoio di  Montedoro.

L’Associazione ed i volontari ringraziano tutti coloro che hanno scelto di passare la notte di San Lorenzo presso la collina di Montedoro di Scapezzano, pur sapendo di recarsi in un luogo non troppo vicino alla città e nemmeno molto comodo da raggiungere: il gran numero di partecipanti ha però dimostrato che per certi eventi il disagio può essere ripagato dal piacere di trascorrere una serata fuori dal comune.

Grazie a tutti !

Scritto da Andrea & Simona in: Poesia nel Silenzio,Rassegna | Tag:,
ago
09
2011

Per non dimenticare… di Gigliola Sbarbati

Avevo quattro anni quando i miei zii mi portarono a vivere in Via Bixio n,21,

ultima casa nel cuore della fabbrica.

La darsena, il porto la imponenza grigia dell’Italcementi hanno segnato la

mia crescita all’ombra della prima e poi della seconda ciminiera.

Ho sempre guardato ogni mattina da sotto in su questi due colossi che

sapevano delicatamente oscillare ai venti forti dell’inverno.

Quante cose ho visto, quante esperienze quante gioie e quanti dolori.

Seduta davanti al finestrino del sottotetto ho seguito ogni movimento che

gli operai facevano.

Si gli operai. Lavoravano sodo occupati in diversi lavori e si muovevano sicuri,

forti con gesti precisi, competenti.

Ho seguito le lotte fatte per la sicureza di un non cospicuo salario; li ho visti

soffrire per un compagno caduto, ammalato li ho visti uniti nel portare conforto

ai familiari di qualche scomparso.

Li ho visti divisi in alcune circostanze ma solo per attimi poichè la fabbrica era la

ragione fondamentale della loro esistenza.

Suonava presto la sirena al mattino a raccogliere gli operrai al timbro del

cartellino.

La foresteria accoglieva i giovani lavoratori senza famiglia o quelli provenienti

da altre regioni. SI

La grande famiglia dell’Italcementi ! !

Ho visto alternarsi direttori generosi, competenti e sicuri, impiegati e operai;

ho vissuto con loro, ho festeggiato, ho riso e ho pianto.

Il rumore del frantoio che triturava la pietra calcarea proveniente dalle cave

di Arcevia è stata la musica che ha accompagnato i miei studi le mie insonnie,

i miei giochi.

A vent’anni ho lasciato Via Bixio ma sono tornata quasi ogni giorno a sedermi

alla darsena e osservare il lavoro di tutti fino al momento in cui fu decretata

dall’alto la sua completa chiusura.

Poi……. un giorno si e presentata la prima ruspa gigante che ha cominciato a

colpire quei mattoni che molti di noi avevano toccato con grandissimo amore.

Ogni colpo staccava un pezzo di vita intensamente vissuta e nella mia mente

ho rivisto tutti gli operai conosciuti nei primi vent’anni; ho rivisto le tute, le

mani sapientemente occupate, i capelli dal nero al grigio.

Ora la fabbrica non esiste più, altri edifici sorgeranno ma io non posso

dimenticare nessuno di loro non voglio dimenticare gli operai che hanno dato

sangue e lacrime e tanto,tanto onesto lavoro.

L’ Italcementi è stato il vanto della mia città.

In questo periodo storico dove tutto viene cancellato, viene usato e gettato

nel cuore di noi senigalliesi ogni operaio è stato e sarà un fratello maggiore.

Scritto da Andrea & Simona in: Poesie |
ago
09
2011

Pioppi…di Luigi Cocchia

Pioppi

Fiocchi di cotone galleggiano nell’aria,
il verde degli alberi impera,
la gente starnuta,
di pollini è satura l’atmosfera.
La primavera esplode coi suoi colori,
coi suoi profumi,
con mille varietà di fiori.
La vita scorre, rimane indifferente,
è la natura delle cose,
non puoi farci niente.
Per terra, soffici tappeti bianchi,
i pioppi troneggiano possenti
responsabili son di questi cambiamenti.
Un piccolo soffio li porta in alto,
un altro soffio li disperde intorno,
sembran così leggeri, che quasi non li avverti
eppur son lì a tormentarti.
Entrano nel naso, si posano sugli occhi
e quando provi a toglierli son inesistenti,
son bolle di sapone, molto appariscenti,
appena son scoppiate non ne riman più niente.
Sembra che nevichi , s’insinuan dappertutto,
tu quasi non li vedi, ma il naso e gli occhi rossi,
dimostran che ci son, ma son nascosti.
Ancora poco,
poi tutto tornerà normale
spariranno i fiocchi e il procurato male.

Scritto da Andrea & Simona in: Poesie |
lug
27
2011

LA BARCA SOLA… di Maria Antonietta Calcina

La Barca Sola

N’t. sta sera v.stita d.luc
staggh a s.ntì la voc d.l mar
e guard la barca tua sola
lasata malì su la riva
mentr gioga sa l’ onda
ricamanta d’ schiuma.
La vela s’è rotta, e la ret marcita
t’ pensa ogni sera
tra la luce antiga d.l far
ch. spand ‘l ragg sua
là in mezz al mar.
Ma tu p.scator mia car
nun sarai più su sta riva
tra la rena durata
sa la front sudata
dal tropp lavor
e la faccia cotta dal sol!
Mentr’ t’ pens
la luna ricama sul ciel
‘l nom d’ na barca
lasata sul mol
ch’ aspetta l’ carezz
d.l man incalit
d.l padron p.scator!

In questa sera vestita di luce/ ascolto la voce del mare/ e guardo la
barca tua vuota/ lasciata a riva/ mentre gioca con l’ onda/ ricamata di
schiuma./ La vela s’è rotta/ e la rete marcita/ ti pensa ogni sera/ tra la
luce antica del faro/ che spande il suo raggio/ là, in mezzo al mare./
Ma tu pescatore mio/ non tornerai più su questa riva/ tra la sabbia
dorata,/ con la fronte sudata/ dal tanto lavoro/ e con il viso bruciato
dal sole!/ Mentre ti penso/ la luna ricama nel cielo/ il nome della tua
barca/ lasciata sul molo/ che aspetta le carezze/ delle mani incallite/
del suo pescatore!/
Maria Antonietta Calcina

Scritto da Andrea & Simona in: Poesie |
lug
26
2011

Rondò di Gabbiani… di Dolores Belacchi

Rondò di gabbiani

In geometriche piroette

scivolano sulla lastra

di un mare di platino,

ai bordi della strada dorata,

timonieri provetti,

noncuranti di cercare

né una direzione

né una meta.

In barchette di origami,

formano tra loro,

geometrie irripetibili

che si espandono

e restringono

al ritmo pulsante

e impercettibile

della natura.

Disegnano sull’acqua,

inconsapevoli,

geometrie di arabeschi,

per festeggiare il sole

appena sorto.

Si lasciano poi approdare a riva

paghi dei loro festosi rondò.

Scritto da Andrea & Simona in: Poesie |

Responsabile: Marco Giardini
redazione Abbati&Venafro
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