Mag
06
2013

SCAPEZZANO E LA SUA STORIA

Scapezzano, tra i castelli di Senigallia, è il più importante, sorge in cima ad un colle a ponente della città a 166 metri di altezza davanti al mare.
L’origine del paese è remota, nel suo territorio si trovano vestigia della Civiltà Picena nella zona di Monte d’Oro. Resti di epoca romana sono venuti alla luce nei pressi dell’autostrada A14 nella zona di Cesano, territorio che fino alla Seconda Guerra Mondiale apparteneva alla Parrocchia di Scapezzano.
Il primo documento riguardante il toponimo Scapezzano lo troviamo in un documento del X secolo del Monastero di S. Pietro di Ravenna. In questo documento viene citato il “Fundus Scaptianum”. L’etimologia deriverebbe dall’antroponimo latino “Scaptius” e sarebbe collegato alla proprietà agricola latina. Nel corso dei secoli il toponimo subì modifiche perpetuandosi nell’odierno Scapezzano. Nel territorio del castello per secoli il Monastero di Fonte Avellana gestì in proprietà numerosi terreni principalmente nella zona di Donnella, nelle cosiddette Terre di Frattula.
Quando nel XV secolo Sigismondo Malatesta obbligò con la forza gli abitanti del castello di Scapezzano a costruire il torrione senigalliese Isotteo, con la calcine che quelli avevano preparato lungo il fiume Cesano, per ampliare il castello iniziò la secolare disputa tra le due comunità.
Nel 1596 il vescovo di Senigallia Pietro Ridolfi nella descrizione della Diocesi, parla di Scapezzano come di una piccola città dove l’aria è salubre e la terra offre olio e vini generosi. Nel castello e il suo circondario erano presenti due conventi quello delle Grazie e quello dei Cappuccini e otto chiese.

Scapezzano nel corso della sua secolare storia si è distinto per la fierezza dei suoi abitanti che fin dal Medio evo hanno cercato con forza un’autonomia all’interno del territorio senigalliese. Le continue controversie con Senigallia hanno portato il paese ad allontanarsi dalla città e a costruirsi un isolamento tale da creare una piccola “enclave”. Per secoli, infatti, la maggior parte degli scapezzanesi, orgogliosi della loro diversità, nascevano, si sposavano e morivano nel paese nativo. Questi paesani tenaci non hanno mai vissuto le dominazioni forestiere sotto forma di opaca sudditanza, anzi il loro anticonformismo ha creato non pochi problemi alle istituzioni; notevole è stata l’apertura verso le nuove idee politiche che li ha portati a essere in prima linea nelle lotte per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti più deboli. L’altezzosità e l’anticlericalismo tipico degli scapessanesi, pur non avendo mai dato luogo a gravi episodi d’intolleranza, hanno contribuito a creare nel circondario una cattiva fama che ancora persiste. Bisogna però dire che Scapezzano e stato da sempre un paese ricco di valenti e laboriosi artigiani che con la loro dura pratica hanno creato un importante tessuto economico che dal Medio evo è durato fino alla metà del XX secolo, quando gli epocali cambiamenti dell’industrializzazione hanno posto fine a questo tipo di artigianato. La maggior parte dell’opera prestata dagli artigiani scapezzanesi era rivolta all’agricoltura, infatti, il territorio di Scapezzano è stato sempre il più vasto, il più popolato e produttivo del senigalliese e aveva la maggior quantità di bestiame. In paese erano presenti quasi tutti i mestieri (fabbri, sarti, calzolai, bottai, mastellai, caldarai, spranghino – retai, per i pescatori di Cesano e della città – e così via), ma tra i più rinomati troviamo i birocciaii o carradori. La fama degli artieri di Scapezzano superava i confini del paese, servivano clienti a Senigallia, nei paesi vicini ed anche nei comuni delle valli del Misa e del Cesano. All’inizio del XX secolo Scapezzano fu attraversata da un grande fervore politico e in paese tennero comizi uomini politici di valore nazionale come Eugenio Stanghellini, dirigente nazionale della lega dei lavoratori della terra e Argentina Altobelli una dei fondatori della Federazione dei lavoratori della terra e tanti altri politici e sindacalisti. Questo fervore politico dei paesani era dovuto al grande sforzo di alfabetizzazione portata avanti dall’Amministrazione comunale che oltre alle classi elementari per i bambini, aveva costituito scuole serali e festive per gli adulti. In paese tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX furono presenti del valenti maestri elementari che anche a titolo gratuito contribuirono a rendere più autonomi, eruditi e aperti alle nuove ideologie gli abitanti del paese. Tra questi il maestro elementare Enrico Gramaccioni, che oltre ad essere un valente maestro elementare fu anche uno dei fondatori della Cooperativa di Consumo di Scapezzano nella quale ricoprì con grande onestà e autorevolezza il ruolo di segretario. Accanto ai maestri elementari svolsero un ruolo molto importante a livello politico i medici condotti come il dottor Romolo Bettini e il dottor Luciani. Romolo Bettini fu tra i fondatori della Cooperativa di Scapezzano, ma anche, nel 1910, della Camera del Lavoro di Senigallia. Il grande impegno politico dei medici era dovuto al fatto che erano i più presenti nelle difficoltà delle famiglie e toccavano con mano i gravi problemi economici e sanitari degli abitanti del paese.
Notevole anche lo sviluppo della cultura tanto che fin dal XVIII secolo avevano costituito una valente filodrammatica che nel 1752 recitò nel teatro condominiale di Senigallia. Nel 1886 fu fondata a Scapezzano la banda musicale e già nel 1888 tenne il primo concerto; in seguito ebbe l’onore di prestare servizio durante la visita a Senigallia del principe Amedeo di Savoia e accolse a Scapezzano il primogenito di Giuseppe e Anita Garibaldi Menotti. Per anni durante la stagione estiva la banda aveva il compito di intrattenere con suoi concerti i turisti che arrivavano a Senigallia. Queste attività purtroppo cessarono con lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Tutto questo è stata la vita dello Scapezzano di ieri, purtroppo oggi ci troviamo in una situazione di stasi economica e sociale; il numero degli abitanti è sempre più esiguo, le poche attività commerciali stentano a sopravvivere e non s’intravvedono ora attività al di fuori di quelle turistiche. Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico, può offre a Scapezzano un’ottima possibilità di sviluppo ici.

Al centro del paese sorge una chiesa splendida nel suo stile neoclassico e ricca d’importanti opere d’arte, le prime delle quali risalgono al XV secolo.
Dai diversi punti del paese si possono scorgere panorami stupendi: dalla balconata si possono vedere l’incantevole golfo di Ancona con il monte Conero, l’imponente catena degli Appennini con i Sibillini, i monti della Laga, il Gran Sasso e il massiccio della Maiella; dalle mura castellane si può ammirare la costa fino a Pesaro e qualche volta si possono vedere le coste dalmate e guardando verso i monti spiccano le tre torri di S. Marino.
Il toponimo Scapezzano è già presente in un documento del X secolo. Questo cita così – de ipso fundo qui vocatur Montaniano (oggi la strada che scende da Francavilla verso il Cesano -Terre di Frattula-) sorte qui vocatur Capo Decapella cum plaiola sua… confina I qui vocatur Montaniano II f. Staturiano III fluvio Suasano (fiume Cesano)   IV f. Scapsianum.
Nel corso del Medioevo nel Codice di San Gaudenzio nei Regesti di Mons. Polverari, nelle Carte di Fonte Avellana il nome Scapezzano é declinato in diversi modi : Villa Scapzani, Monte Scapezani, Fundo Scapezani, Castrum Scapezani, ed in tanti altri modi.

di Gilberto Volpini

 

note
Sull’origine del nome è giusto ricordare la tesi dell’illustre professore senigalliese (scomparso il 07-11-2003) Sergio Anselmi. Il nome Scapezzano, dato al castello (castrum; claustrellum: luogo chiuso da mura e quindi organizzato a difesa) viene certamente da “capizamina” (“facere capizamina” = “scapecchiare gli alberi” per fare fascine e fogliame). Di qui l’ipotesi che il luogo dello “scapeccio” si sia lentamente coperto di capanne che, al tempo dell’”incastellamento” dell’Italia centrale, sono state munite di palizzate e poi da mura a difesa. Inoltre, è doveroso ricordare che sul nome Scapezzano esiste anche un’altra tesi che lo vorrebbe derivante da una “tribù Scaptia” (si legge Scapzia), di origine romana, ma ambedue le ipotesi sono state accantonate dalla ricerca storico-toponomastica.

Written by Andrea in: |

Responsabile, Presidente Marco Giardini - Redazione: Abbati & Venafro
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